

97. Il comandante di Auschwitz confortato dalla possibilit di
impiegare il gas per lo sterminio degli ebrei.

Da: R. Hss, Comandante ad Auschwitz, Einuadi, Torino, 1960.

Rudolf Hss, gi comandante dei campi di Dachau e di
Sachsenhausen, dal 1940 al 1943 diresse il campo di Auschwitz-
Birkenau, in Polonia. Ascoltato a Norimberga nel corso dei
processi intentati contro i criminali nazisti al termine della
guerra, rifer con agghiacciante lucidit tutti i particolari
tecnici dello sterminio di massa. Analogo atteggiamento
caratterizza il seguente passo, nel quale il comandante di
Auschwitz ricorda il conforto provato al pensiero di poter usare
il gas Cyclon B, precedentemente sperimentato per l'eliminazione
dei prigionieri russi, anche per lo sterminio degli ebrei. Da
alcune affermazioni sembrerebbe quasi trasparire qualche barlume
di piet, ma ci di cui Hss si preoccupa  solo che
l'eliminazione di quelle masse di uomini, donne e bambini, che per
lui sono semplicemente trasporti, avvenga nel modo pi ordinato
possibile.


Prima ancora che cominciasse lo sterminio in massa degli ebrei, in
quasi tutti i campi di concentramento, negli anni 1941 e 1942,
furono liquidati i politruks russi e i commissari politici
[prigionieri di guerra e funzionari politici russi]. Secondo una
disposizione segreta del Fhrer, in tutti i campi di prigionieri
di guerra unit speciali della Gestapo trascelsero i politruks
russi ed i commissari politici, che vennero inviati al pi vicino
campo di concentramento per essere liquidati. Questa misura venne
motivata dicendo che i russi ammazzavano immediatamente ogni
soldato tedesco che fosse membro del partito o appartenesse a
qualche organizzazione del partito, in particolare poi le SS, e
che i funzionari politici dell'armata rossa avevano l'incarico,
nel caso che cadessero prigionieri, di creare disordini nei campi
di prigionia e nei luoghi di lavoro, comunque fosse possibile, e
di sabotare il lavoro stesso.
Anche ad Auschwitz giunsero questi funzionari politici dell'armata
rossa, destinati alla liquidazione. I primi gruppi meno numerosi
vennero uccisi dai plotoni d'esecuzione.
Ma, durante una mia assenza il mio sostituto [...] Fritsch adoper
a questo scopo un gas, e precisamente un preparato di acido
prussico, Cyclon B, che veniva correntemente usato al campo per la
disinfestazione dei parassiti, e che vi si trovava in grosse
quantit. Al mio ritorno, Fritsch mi rifer quanto aveva fatto ed
il gas venne impiegato anche per il trasporto successivo.
La gassazione venne effettuata nelle celle di detenzione del block
secondo. Io stesso, proteggendomi il viso con una maschera
antigas, assistetti all'uccisione. La morte sopravveniva nelle
celle stipate, subito dopo l'immissione del gas. Un breve grido,
subito soffocato, e tutto era finito. Durante la prima esperienza
di gassazione cui assistetti, non riuscii a realizzare appieno ci
che accadeva, forse perch troppo impressionato dall'insieme delle
operazioni. Ricordo invece pi nitidamente la gassazione,
immediatamente successiva, di 900 russi nel vecchio forno
crematorio, dacch l'utilizzazione del block secondo comportava
troppe difficolt. Mentre ancora durava lo sbarco dal treno, nella
copertura di terra e cemento armato della camera mortuaria vennero
praticate delle aperture. I russi vennero obbligati a spogliarsi
nell'anticamera, e poi entrarono tutti tranquillamente nella
camera mortuaria, dove era stato detto loro che sarebbero stati
spidocchiati. Lo spazio conteneva giusto l'intero trasporto. La
porta venne sbarrata e dalle aperture venne fatto entrare il gas.
Non so quanto sia durata questa uccisione, ma per un certo tempo
si intese come un ronzio. Al momento dell'immissione, alcuni
urlarono gas! e si lev come un ruggito, mentre gli uomini
cercavano di forzare le porte, che tuttavia non cedettero.
Parecchie ore dopo, le porte vennero aperte e fu fatta entrare
l'aria. Allora per la prima volta vidi in grande quantit i
cadaveri di individui gassati, e ci provoc in me un malessere,
un brivido, bench mi fossi figurata peggiore la morte col gas.
Avevo sempre immaginato un orribile soffocamento, mentre invece i
cadaveri non mostravano affatto tracce di contrazioni o di
spasimi. Come mi spiegarono poi i medici, l'acido prussico agiva
sui polmoni con un effetto paralizzante, ma talmente repentino e
violento da non provocare fenomeni di vero soffocamento, come
avviene per il gas illuminante, o in generale, per l'assenza di
ossigeno nell'aria.
Sull'uccisione dei prigionieri di guerra russi, non formulavo, a
quel tempo, alcun giudizio: era un ordine, e dovevo eseguirlo. Ma
devo dire apertamente che la loro gassazione mi rec un grande
conforto, perch entro un termine prevedibile avrebbe dovuto
cominciare lo sterminio in massa degli ebrei, e n Eichmann
[Adolph Eichman, membro delle SS, uno dei principali responsabili
dell'organizzazione per lo sterminio degli ebrei; fuggito in
Argentina alla fine della guerra, fu catturato da agenti
israeliani nel 1960 e portato in Israele, dove venne processato,
condannato a morte e giustiziato nel 1962], n io, sapevamo ancora
bene in qual modo vi avremmo provveduto. Evidentemente, avremmo
dovuto servirci di un gas, ma di quale? Ma ora avevamo scoperto il
gas e il modo di usarlo.
Le fucilazioni mi atterrivano, soprattutto pensando alle masse,
alle donne e ai bambini. Ne avevo abbastanza, ormai, delle
esecuzioni di ostaggi, delle fucilazioni in gruppo ordinate da
Himmler o dall'Alto Comando della polizia del Reich. Ma ora ero
tranquillo perch bagni di sangue sarebbero stati evitati, e
perch le vittime avrebbero potuto essere risparmiate fino
all'ultimo momento. Era proprio questo che mi turbava di pi,
quando pensavo alle descrizioni che Eichmann ci aveva fatto dello
sterminio di ebrei, mediante mitragliatrici e mitra, compiuto
dalle squadre speciali. Pare che vi si svolgessero scene
spaventose: i tentativi di fuga da parte dei condannati,
l'uccisione dei feriti, soprattutto delle donne e dei bambini. I
frequenti suicidi nelle file delle squadre speciali, da parte di
coloro che non erano pi in grado di sopportare quei bagni di
sangue. Alcuni sono impazziti. La maggioranza dei membri di queste
squadre hanno cercato di dimenticare il loro triste lavoro
annegando nell'alcool. [...]
Nella primavera del 1942 giunsero i primi trasporti di ebrei
dall'Alta Slesia, tutti individui da sterminare. Vennero condotti
dal luogo dell'arrivo alla fattoria - il primo bunker - attraverso
i prati di quello che sarebbe poi stato il settore numero 2.
Aumeier, Paltzsch e altri Blockfhrer li guidavano, discorrendo
con loro degli argomenti pi innocui e informandosi delle loro
professioni e mestieri, per meglio ingannarli. Giunti alla
fattoria, gli ebrei dovettero spogliarsi. All'inizio entrarono
tranquillamente nelle sale dove dovevano subire la
disinfestazione, ma in breve alcuni cominciarono ad agitarsi e a
parlare di soffocamento, di sterminio. Nacque cos un'atmosfera di
panico, ma subito quelli che erano ancora fuori vennero spinti
nelle sale e le porte sbarrate. Per i trasporti successivi, si
provvide in tempo a individuare gli elementi pi irrequieti, per
poterli tenere d'occhio. Se cominciavano disordini, gli elementi
turbolenti venivano portati dietro la casa senza dare nell'occhio,
e qui uccisi con armi di piccolo calibro, affinch gli altri non
si accorgessero di nulla. Anche la presenza del comando speciale e
il suo contegno tranquillizzante serv a calmare gli irrequieti e
i sospettosi. Ancor pi induceva alla tranquillit il fatto che
alcuni uomini del comando speciale entrassero coi deportati nelle
sale e rimanessero con loro fino all'ultimo momento; anche un
milite SS restava fino all'ultimo sulla porta.
Era della massima importanza che tutta l'operazione dell'arrivo e
della svestizione avvenisse in tutta calma, che non ci fossero
grida, eccitazione. Se qualcuno non voleva spogliarsi, altri che
gi l'avevano fatto, oppure quelli del comando speciale, dovevano
intervenire per aiutarli. Anche i pi ostinati venivano cos
persuasi e spogliati, con le buone maniere. I prigionieri del
comando speciale badavano anche a che l'operazione procedesse con
grande rapidit, affinch le vittime non avessero troppo tempo per
meditare su quanto sarebbe avvenuto.
In generale, lo zelo con cui costoro provvedevano a far spogliare
i deportati e a condurli dentro era assai singolare. Non ho mai
saputo n visto che dicessero una mezza parola ai deportati sulla
sorte che li attendeva. Al contrario, facevano di tutto per
ingannarli, e soprattutto per calmare i sospettosi. Anche se non
credevano ai militi delle SS, costoro dovevano pur credere con
piena fiducia ai loro compagni di razza (infatti i comandi
speciali, appunto per infondere fiducia e tranquillit, erano
composti sempre di ebrei provenienti dalle stesse regioni in cui
erano in corso volta per volta le deportazioni). Si facevano
raccontare della vita nel campo, e per lo pi, si informavano
delle condizioni di conoscenti o di familiari giunti con trasporti
precedenti. Ed erano interessanti la capacit di mentire da parte
degli uomini del comando speciale e la loro forza di persuasione,
i gesti con cui sottolineavano le proprie parole. Molte donne
nascondevano i bambini lattanti nei mucchi di abiti. Ma gli uomini
del comando speciale vigilavano, e a forza di parole riuscivano a
persuaderle a riprendersi i bambini. Esse credevano che la
disinfezione potesse essere nociva ai piccoli, e per questo li
nascondevano. I bambini piccoli per lo pi piangevano durante la
svestizione, impressionati da tante novit, ma quando le madri,
oppure quelli del comando speciale, gli parlavano dolcemente, si
calmavano e si avviavano tranquilli nelle camere a gas,
stuzzicandosi l'un l'altro o tenendo in mano dei giocattoli. Ho
notato spesso che donne le quali intuivano o addirittura sapevano
ci che le attendeva, pur con l'angoscia della morte negli occhi,
trovavano la forza di scherzare coi figli, di parlargli
amorevolmente. [...].
Molte furono le scene commoventi, e colpivano tutti i presenti.
Nella primavera del 1942 centinaia di uomini e donne nel fiore
degli anni andarono cos alla morte tra i frutteti in fiore della
fattoria, nella camera a gas, senza per lo pi intuire nulla.
Questa immagine di vita e di morte rivive ancor oggi nitidamente
ai miei occhi.
